Le 10 trappole della rivoluzione digitale – N° 3: sbagliare in fretta, ma non troppo

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Anche se sembra un proverbio cinese, “il successo arriva sbagliando” è un mantra che chi sta affrontando la trasformazione digitale dovrebbe ripetere almeno tre volte al giorno. È sbagliando che si impara e si fanno passi in avanti, perché ci si avvicina sempre più verso l’obiettivo finale, imparando cosa non funziona e identificando le aree che devono essere migliorate.
Ai fratelli Wright ci vollero più due anni prima di riuscire a far volare con successo una macchina motorizzata con un pilota a bordo. I primi tentativi furono un disastro ma, invece di arrendersi,  i due impararono dai propri errori, migliorando costantemente, sino a entrare nella storia.

Per molti aspetti, le piccole startup sono avvantaggiate quando intraprendono dei programmi di digitalizzazione perché hanno meno da temere. Non sono legate a processi complessi, hanno la libertà di sperimentare e, se necessario, di fallire. Queste aziende vogliono disperatamente entrare nel mercato: sono agili e ambiziose. Possono fallire velocemente e passare subito al tentativo successivo.
Il pericolo sorge quando la volontà di successo porta a valutare troppo in fretta un progetto come fallimentare, mentre potrebbe essere solo necessaria una lieve modifica per farlo funzionare. È qui che l’esperienza fa la differenza!
Le aziende più grandi invece non sono guidate dallo stesso istinto di sopravvivenza e sono rallentate da molti processi complessi.
Nonostante ciò, spesso sono propense a investire in nuove idee e tecnologie e hanno molta competenza da poter sfruttare.
La vera sfida sta nelle aspettative che vengono riposte nei progetti, solitamente proporzionali agli investimenti fatti. Nessuno vuole andare dal top management e dire di aver fallito, soprattutto quando il progetto è stato costoso.
Queste organizzazioni più grandi come possono fallire velocemente e passare in fretta al prossimo tentativo? Una soluzione è quella di intraprendere dei programmi pilota per testare i proof of concept. Questi progetti possono essere messi in piedi rapidamente e possono essere costantemente aggiustati per accertare cosa produca (e cosa no) il beneficio richiesto dal business.
Fujitsu promuove questo tipo di approccio e lo utilizza con i propri clienti.

In conclusione, quando si affrontano dei progetti di trasformazione digitale, non bisogna aver paura di mettere in dubbio e modificare i processi in tempo reale, ma non bisogna essere troppo frettolosi nel giudicare un progetto come un fallimento. Allo stesso tempo, è necessario avere sempre un occhio aperto per cogliere i segnali di allarme: se un proof of concept non risolve il problema su piccola scala, allora è necessario fermarsi, raccogliere i dati e le lezioni apprese e andare avanti.

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