Sai cos’è il rapimento digitale?

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Tutti noi amiamo i nostri figli e una dimostrazione dell’amore che nutriamo per loro è la quantità di foto che gli facciamo e l’orgoglio con cui le condividiamo online, purtroppo però senza pensare alle conseguenze. Il rapimento digitale è una seria minaccia per il futuro dei nostri bambini e in questo articolo spiegheremo il perché.

rapimento digitale

Le foto e i video digitali hanno rivoluzionato il modo di conservare e condividere i ricordi.
Il problema nasce dall’unione delle foto digitali con i social media. Quando Facebook iniziò a diventare popolare era usato soprattutto per condividere aggiornamenti sulla nostra vita sotto forma di testo. Tuttavia, con l’avvento della tecnologia mobile, la maggiore qualità delle foto digitali sugli smartphone e l’aumento dei servizi dedicati alla condivisione di contenuti sui social, c’è stato un drastico aumento delle foto e dei video, inclusi quei contenuti multimediali che contengono bambini.

Un recente studio condotto da Nominet, dimostra che in media vengono condivise online 973 foto di un bambino entro il suo quinto anno di età, con una media di circa 195 foto condivise dai genitori ogni anno. Lo stesso studio rivela che il 17% dei genitori non hanno mai controllato le proprie impostazioni della privacy su Facebook e che circa la metà (46%) le hanno controllate solo una o due volte.

Sicuramente, la maggior parte delle persone non hanno letto le centinaia di pagine di Termini e Condizioni di Facebook. Purtroppo, all’interno del lungo documento, Facebook avverte di poter fare quello che vuole con le foto. Inoltre, chiunque sia nostro amico può vedere le foto che condividiamo e, se mette “mi piace”, tutti i suoi amici potranno a loro volta vederla. Prima ancora di rendercene conto, la foto del nostro bambino potrà essere vista da 5000 persone, presumendo di avere 100 amici, che la metà di questi metta “mi piace” sulla foto e di avere limitato la visibilità del nostro profilo!
Se il nostro profilo è invece pubblico, ci sono motori di ricerca come Google che hanno crawler attivi 24 ore su 24 in cerca di contenuti e che sono in grado di indicizzare le nostre nuove foto, di conservarle al di fuori di Facebook e di renderle pubbliche su Internet per sempre.

Immagina che tuo figlio cresca, si laurei e decida di trovare un lavoro. Il futuro datore di lavoro potrà accedere a tutte le sue foto da te condivise.
Il problema vero è che tutte le immagini sono state pubblicate senza il consenso del bambino. L’Università del Michigan ha fatto qualche ricerca in questo campo e, intervistando alcuni bambini, ha scoperto che trovavano imbarazzante e si sentivano frustrati dal fatto che i propri genitori avessero condiviso pubblicamente la loro vita online senza avere il loro permesso.

In definitiva, stiamo “rapendo” l’identità digitale dei nostri figli e la stiamo condividendo online senza comprenderne appieno le conseguenze.
Quindi, la prossima volta che stiamo caricando online una foto dei tuoi figli, pensaci. Assicuriamoci che il nostro profilo non sia accessibile al pubblico, pensiamo se sia davvero il caso di condividere la foto dei nostri bambini con i nostri amici e soprattutto pensiamo se il nostro bambino ne sarà felice in futuro. I nostri figli non stanno scegliendo che contenuti condividere di sé stessi, né se permettere a Google di indicizzarli. Hanno però davanti una vita digitale da vivere e dovrebbero poter scegliere come viverla.

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