Perché l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale deve essere human-centric

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Dobbiamo decidere come assicurarci che le macchine super intelligenti siano al nostro servizio nel futuro in modo che non diventino una minaccia, afferma il professore Dr Franz Josef Radermacher, esperto di Intelligenza Artificiale.

Dr Franz Josef Radermacher

La razza umana si trova a un bivio nel suo percorso di evoluzione, secondo il Dr Franz Josef Radermacher, professore di intelligenza artificiale all’Università di Ulm e co-founder dell’iniziativa eco-sociale Global Marshall Plan. Gli straordinari passi in avanti fatti nel campo dell’IA negli ultimi anni hanno fatto intravedere un mondo in cui device super intelligenti sostituiranno gli umani in molte attività. Esiste però anche la possibilità che queste nuove intelligenze artificiali non siano solo la fonte di un’automazione diffusa, ma che possano sfidare la supremazia dell’essere umano.

Secondo Radermacher è giunto il momento di iniziare a valutare che tipo di futuro vogliamo creare in un mondo in cui i robot potrebbero essere nostri rivali e superare le nostre capacità decisionali e che tipo di ruolo e potere garantire alle macchine.
Questo significa prendere alcune decisioni fondamentali: “Il più grande problema è se sviluppare l’intelligenza artificiale in modo che sia human-centric, rendendo queste macchine orientate a sviluppare effetti positivi per gli esseri umani, o se costruire sistemi con obiettivi generici che abbiano un’autonomia e  possano però svilupparsi indipendentemente in modi da noi non previsti.”

“La progettazione di queste macchine intelligenti non dovrebbe permettere di uscire dai confini di un mondo human-centric.”

In questa visione, i rischi associati alle macchine intelligenti con obbiettivi generici, con la capacità di svilupparsi in un modo non previsto e controllato dall’uomo, sono alti.
Alcuni recenti report indicano che questo tipo di comportamento è stato visto nei laboratori dedicati all’intelligenza artificale di Facebook. I ricercatori hanno scoperto che due chatbot dotati di IA e programmati per il trading online, hanno iniziato a usare una versione diversa dell’inglese. Quando i ricercatori hanno scoperto che il nuovo dialetto sarebbe potuto diventare incomprensibile, hanno terminato la conversazione dei robot.

Evitare la creazione di un IA che sia fuori dal controllo umano richiede la realizzazione di nuove strutture governative mondiali, afferma Radermacher, che, qualunque cosa le macchine intelligenti stiano sviluppando, possano impedire loro uscire dai confini di un mondo human-centric.
Questi ragionamenti sono almeno in parte innescati da possibili scenari in cui l’IA diventa una minaccia esistenziale per gli esseri umani o è addirittura vista come il prossimo, naturale step evolutivo.

L’intelligenza umana vs quella delle macchine

Su questo punto Radermacher è scettico. “Alcune persone amano speculare su scenari estremi per il futuro. Ci sono quelli che affermano che il genere umano sia solo uno step evolutivo intermedio e che l’evoluzione ci abbia creati solo affinché a nostra volta creassimo esseri intelligenti superiori e che quindi soccomberemo.”
Certamente, posso immaginare che saremo in grado di costruire macchine che, per moltissimi aspetti, potranno svolgere compiti meglio di noi. Potrebbero vivere per sempre e modificare il proprio cervello. Potrebbero avere più energia e non avere bisogno di dormire. Potrebbero esplorare lo spazio e molto altro. Ma non trovo alcun argomento valido che possa giustificare il fatto che gli essere umani debbano rinunciare alla loro posizione di dominio in favore di qualcosa che hanno creato.”

Il punto è che l’IA ha bisogno di essere incanalata verso un orientamento human-centric. “Vorrei cercare di veder creare un mondo che sia il migliore per noi, in cui avremo macchine potenti che però saranno sotto il nostro controllo e che non prenderanno il nostro posto.”

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