Creare all’interno del business una cultura di co-creazione e innovazione

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Rita McGrath, professoressa di strategia e innovazione alla Columbia Business School e una degli ospiti illustri che sono intervenuti sul palco del Fujitsu Forum 2017 di Monaco, afferma che le aziende devono sviluppare, tra le loro competenze fondamentali, l’innovazione e la collaborazione.

Rita McGrath, professoressa di strategia e innovazione alla Columbia Business School

Quasi tutti i leader di alto livello che la professoressa Rita McGrath ha avuto il piacere di incontrare in occasione di consulenze da lei fornite in ambito di business transformation, sono riusciti a raggiungere i vertici nel loro settore per una buona ragione: hanno dimostrato di essere estremamente capaci nella gestione delle operazioni del core business. Ma il mondo di oggi, caratterizzato da continui e rapidi cambiamenti del business, in cui il valore di un’azienda si misura solo sul successo della sua ultima innovazione, mette in luce un loro limite.

Una delle più grandi sfide che molti business leader  devono affrontare è quella di trovare lo spazio e il tempo per l’innovazione,” afferma. E ciò accade perché questo non è il loro campo.

In molti casi, specialmente quando si tratta di aziende nella fase inziale o intermedia, l’innovazione è nelle mani di un gruppo ristretto di persone che da il via a un nuovo sviluppo o si assicura che venga presa una nuova direzione. “Non si tratta però di un processo che coinvolge davvero tutta l’azienda,” afferma McGrath. Quando un processo di innovazione inizia a maturare all’interno di tutta l’organizzazione, vengono avviati specifici meccanismi di finanziamento per supportare le innovazioni e le nuove metriche, più adatte alle sfide che possono derivare dall’incertezza dei risultati mentre i meccanismi di governance vengono predisposti. Questo tipo di innovazione diventa parte integrante dell’organizzazione.

Per arrivare a questo livello, l’alta dirigenza deve riservare il tempo e le risorse necessarie per gestire il portfolio dell’innovazione. Devono dedicarsi seriamente a realizzare l’innovazione e a renderla una competenza dell’organizzazione.

Anni fa, quando McGrath chiedeva a un CEO di spiegarle il processo di controllo di qualità della propria azienda, il CEO avrebbe probabilmente illustrato i processi di ispezione e quelli di selezione e formazione del personale. Ma prima dell’introduzione di programmi come Sei Sigma, Kaizen e Black Belts, nessuno avrebbe mai parlato di una reale scienza della qualità. Si trattava di un qualcosa che dovevamo ancora imparare.

Penso che l’innovazione sia oggi solo all’inizio: ci affidiamo ancora a individui d’eccezione, a formare il personale e allo spedire le persone alla Silicon Valley, ma sono pochi quelli che iniziano a organizzare tutto come un processo sistematico, proprio come si farebbe con un qualsiasi altro processo aziendale. Le aziende che non vogliono pensarla in questo modo o che non stanno integrando questi processi, si troveranno poi in svantaggio rispetto ai propri competitor.

“L’innovazione deve essere un processo sistematico proprio come il controllo qualità e gli altri processi aziendali.”

Intanto la digitalizzazione sta completamente cambiando l’economia di molti settori industriali e sta iniziando a trasformare il modo in cui le persone e le aziende interagiscono.

Ogni azienda oggi è fondamentalmente un’azienda sociale: i clienti e gli utenti fanno parte di una rete di connessioni in un mondo intermediato dal software. È come ritrovarsi tutti insieme in una grande zuppa digitale.

Uno dei grandi cambiamenti che è possibile osservare nella strategia è il declino dei modelli tradizionali in cui le attività di un business, i suoi fornitori, i suoi competitor e i suoi clienti, era tutti chiarimenti distinguibili. Oggi questi confini stanno diventando sempre più labili.

Sta diventando sempre meno costoso e sempre più semplice collaborare.  C’è una nuova dinamica in cui molti clienti si aspettano di poter co-creare le esperienze che stanno comprando. Quindi, assistiamo a uno spostamento da prodotti a esperienze, molte delle quali sono co-create o co-programmate dalle persone che le stanno utilizzando.

Tutto ciò si riflette anche nella volontà delle aziende di condividere i loro beni più preziosi. “È interessante: in passato, se avevi poca proprietà intellettuale non collaboravi per il timore che qualcuno potesse rubarti “l’ingrediente segreto”. Invece oggi le aziende non collaborano con i propri clienti solo per sviluppare soluzioni, ma anche per costruire ecosistemi.

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