I laureati in STEM protagonisti nella nuova “era digitale”

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Il futuro della trasformazione digitale chiede sempre più laureati in STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Più giovani laureati in queste discipline sono una necessità per l’economia del futuro.

Siamo già nella nuova “era digitale”. Uno scenario completamente diverso anche solo rispetto a quello di cinque o sei anni fa. Diverso per la gente, diverso per le aziende. Un mercato globale molto competitivo, nuovi paradigmi di comunicazione e un cliente sempre più evoluto e connesso.

In una recente ricerca pubblicata da Fujitsu, denominata “The Digital Transformation PACT”, il 78% dei business leader italiani intervistati ha ammesso che la clientela si aspetta che le aziende siano maggiormente digitali, mentre il 57% ha espresso preoccupazione circa la disaffezione del cliente e l’incremento della concorrenza.

Nell’era della tecnologia e della velocità, gli utenti si aspettano di risolvere qualsiasi problematica attraverso soluzioni in modalità real-time e multicanale.

Per questo motivo, le aziende hanno individuato nella trasformazione digitale lo strumento per ripensare le proprie operazioni e i propri processi alla luce del nuovo contesto globale. Tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, l’Internet delle Cose e il cloud computing saranno sempre più pervasive all’interno delle imprese. Questo richiederà nuove competenze e forza lavoro con un background di formazione in discipline STEM.

Le aziende ne sono consapevoli. Sempre secondo la stessa ricerca, il 91% del panel dei manager italiani sta lavorando per attrarre più competenze digitali, puntando per esempio alla riqualificazione dei propri dipendenti attraverso programmi di formazione (61%), ritenendo – nel 95% dei casi – che un team di lavoro qualificato e aggiornato sarà vitale per il successo della propria organizzazione nei prossimi tre anni. Nel 37% dei casi invece, le aziende italiane stanno adottando il cosiddetto ‘reverse mentoring’, ovvero lo scambio di competenze digitali tra dipendenti più giovani con quelli più anziani.

Ma l’aggiornamento non basta e diventa cruciale – per il 37% del campione – la capacità di saper attrarre e reclutare le persone. Secondo l’85%, entro il 2020 l’Intelligenza Artificiale (AI) inciderà sulla tipologia di competenze necessarie per la propria organizzazione, tanto che il 93% di essi si sta muovendo per far fronte a questa necessità e il 91% ammette che saper attrarre personale ‘digitally native’ sarà vitale per il successo della sua azienda nei prossimi tre anni.

Qui entra in gioco un problema strutturale dell’Italia: è tra i paesi con il maggior numero di laureati in materie umanistiche (30%) a livello europeo e solo il 24% dei giovani laureati possiede un titolo di studio nelle discipline STEM.

In questo contesto, quindi, sarebbe necessario intervenire sul sistema educativo, sensibilizzando maggiormente fin dalle scuole primarie gli studenti verso materie di carattere più scientifico. Inserendo, magari, lo studio del “coding” e della programmazione già dalle scuole elementari. Servono più persone con un background scientifico nel nuovo mondo digitalizzato.

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