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Sono 25 gli Stati europei che hanno firmato l’accordo per un piano di stretta collaborazione tra Paesi sull’IA

Nazioni come Cina, Giappone e Stati Uniti possono a tutti gli effetti considerarsi dei “giganti” in tema di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale. L’Europa, invece, si trova attualmente in ritardo, frenata dall’assenza di una vera strategia comune. Fattore che influisce negativamente anche sulla competitività complessive delle imprese, nel nuovo scenario globale.

Tuttavia, secondo i dati pubblicati da UCIMU-Sistemi per Produrre, l’associazione di costruttori italiani di robot e macchine utensili, le industrie europee sono considerate pioniere in campo tecnologico e producono più del 25% dei robot a livello globale.

Risulta chiaro, quindi, come in Europa ci siano buone basi da cui partire. Finlandia, Francia e Germania, per esempio, hanno già approvato un piano strategico da 1,5 miliardi di investimenti entro i prossimi cinque anni.

Ma l’intervento dei singoli Governi non basta. In questo contesto, gli Stati dovranno agire come un unico sistema e allineare le proprie agende della ricerca verso un obiettivo comune. Allo stesso tempo, sarà necessario lavorare per rendere l’IA accessibile a tutte le imprese e definire linee-guida comuni in termini di aspetti etici, legali e socioeconomici.

Il 2018 potrebbe essere l’anno del cambiamento: il 10 aprile, in occasione del Digital Day 2018, 25 governi europei – esclusi Cipro, Grecia, Croazia e Romania – hanno sottoscritto l’Alleanza Europea per l’intelligenza artificiale. La dichiarazione, approvata a Bruxelles, rappresenta quindi un primo passo verso la collaborazione degli stati per raggiungere una strategia comune.

La Commissione europea si sta già muovendo. Nel quadro di ricerca Horizon 2020, il piano presentato a inizio maggio prevede lo stanziamento pari a 2 miliardi di euro per gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione entro la fine del 2020. In aggiunta, l’UE ha presentato una proposta di bilancio pluriennale 2021-2027 che impegna 12 miliardi per reti e progetti innovativi, aumentando del 50% anche le risorse destinate a Horizon 2020.

Sempre secondo fonti UE, i posti di lavoro legati all’intelligenza artificiale sono già 1,8 milioni e dal 2011 sono cresciuti a un ritmo annuo del 5%. Emerge con chiarezza, quindi, la necessità per gli Stati di sviluppare degli schemi formativi per le figure professionali, fornendo gli strumenti tecnologici adatti per affrontare il nuovo mondo digitale. La Commissione ne è consapevole e, a tal proposito, si impegnerà a sviluppare le analisi appropriate per anticipare i cambiamenti sul mondo del lavoro e i piani strategici per affrontarli.

Inoltre, un gruppo di esperti dell’IA svilupperà – entro la fine del 2018 – un codice etico firmato “sicurezza e responsabilità”: un piano che faciliterà la prevenzione dei rischi e il monitoraggio continuo del cambiamento. In questo contesto, probabilmente, la direttiva Ue del 25 maggio sulla protezione dei dati personali sarà determinante per garantire una maggiore tutela per i cittadini, in maniera omogenea in tutta l’Unione.

Etica, sviluppo, innovazione tecnologica: investimenti ma soprattutto grandi opportunità anche per l’Italia, che dovrà impegnarsi per anticipare le esigenze di conoscenza e formazione, collaborando in maniera sempre più stretta con gli altri Stati dell’UE. Solo adottando un approccio predittivo, sarà in grado di affrontare la trasformazione che l’IA sta portando nella società.

L’Intelligenza Artificiale sarà uno dei temi chiave dell’edizione 2018 del Fujitsu World Tour, in scena a Milano l’8 maggio 2018.

Bruno Sirletti

Head of Retail & Hospitality EMEIA at Fujitsu
Esperienza ventennale nel settore dell’Information Technology, è stato a capo della filiale italiana di Fujitsu dal 2015 al 2018. Guida una delle industry più importanti di Fujitsu a livello europeo, coordinando le strategie dei vari paesi in termini di trasformazione digitale legata al settore del retail

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