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Innovazione 4.0 e 5G. Concetti che spesso vengono associati all’IoT e all’Intelligenza Artificiale applicati in settori prettamente industriali e di marketing.

Ma cosa succede quando queste tecnologie vengono introdotte in altri settori come quello agricolo? Il risultato è il cosiddetto Agritech, un nuovo approccio digitale per rendere l’industria agroalimentare sempre più competitiva e in linea con i bisogni futuri dell’umanità.

Le considerazioni emerse dal report presentato da DotEcon Ltd e Axon Partners Group e commissionato dal Berec (Organismo delle Authority sulle Telecomunicazioni Europee) parlano chiaro: nei prossimi 30 anni, il settore agricolo dovrà far crescere la produzione di circa il 70% per far fronte all’incremento considerevole della domanda globale.

L’Agricoltura 4.0 vale già 100 milioni di euro e applicata alla produzione, distribuzione e consumo favorisce l’innovazione dei prodotti e l’ottimizzazione dei processi agricoli. Inoltre, se dal 2011 a oggi sono nate 481 startup dell’Agritech a livello internazionale, quelle italiane corrispondono al 12% del totale.

Tuttavia, sempre secondo lo stesso studio, solo l’1% dei terreni italiani è coltivato, usando modelli che fanno riferimento all’Agricoltura 4.0. Nel nostro Paese, infatti, ci sono ancora significativi margini di sviluppo ed espansione per i modelli legati all’agricoltura intelligente e al precision-farming nell’ottica di una sempre maggiore automazione (e monitoraggio) dei processi agricoli.   

 

I vantaggi dell’Agricoltura 4.0

L’Agricoltura 4.0 è destinata a cambiare l’intero comparto agroalimentare, anche in termini di produttività e sostenibilità delle colture.

Un esempio interessante – emerso dal report di DotEcon Ltd e Axon Partners Group – riguarda l’utilizzo di droni per fornire immagini e dati specifici sulle superfici coltivate. Una volta analizzati, i risultati vengono rielaborati per la creazione di piani strategici volti, in questo caso, a favorire il risparmio delle risorse idriche e il dosaggio di fertilizzanti.

In generale, tecnologie come l’Internet of Things promettono di integrare la “cassetta degli attrezzi” su cui fanno leva oggi le aziende agricole, grazie al posizionamento strategico nei campi di strumenti come videocamere, sensori o rilevatori in grado di dare un quadro fedele dello status dei campi e un controllo a distanza della salute (e maturazione) della frutta e della verdura.

Fujitsu è considerata pioniere in questo campo. Già nel 2014, la società aveva lanciato “Akisai”, il Cloud per l’industria agricola, che permette di monitorare i raccolti o il bestiame, attraverso piccoli sensori, che accedono ai servizi disponibili nella “nuvola”, nei modi e nei tempi necessari.

Federico Riboldi

Business Program Manager di Fujitsu Italia at Fujitsu
Business Program Manager in Fujitsu Italia, ha un'ampia esperienza in ambito ICTdallo sviluppo software alla gestione dei managed services alla definizione e gestione dei piani marketing nell'ambito della proposizione dei Servizi e Retail di cui si occupa ora in qualità di Business Programs Manager.

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