Published on in Infrastructure for the Digital World

I big data – uno dei fattori fondamentali dell’attuale processo di trasformazione digitale – stanno avendo un impatto significativo su qualsiasi topologia di azienda, che per restare competitive sul mercato hanno bisogno di trarre un vantaggio di business dal valore delle informazioni, di qualunque tipo esse siano, e della capacità di metterle in relazione tra loro.

Informazioni sul mercato e i competitor, per esempio, ma anche informazioni sull’andamento delle vendite in correlazione ai dati di produzione. E tutto questo influenza anche il cosiddetto fenomeno del back-reshoring; cioè la tendenza da parte di molte aziende a riportare “in casa” alcuni elementi critici del processo produttivo, perché più vantaggioso una volta “digitalizzato”.

Attualmente, l’informazione è la base su cui si poggia il business a qualunque latitudine ed è in grado di condizionare l’andamento della grande azienda, tanto quanto della piccola e media impresa. Il manager ha bisogno di strumenti che gli permettano di prendere decisioni in tempo zero.

L’IT che lo supporta ha come obiettivo di ridurre al minimo il tempo di estrazione del dato e la presentazione sul cruscotto, grazie ad applicazioni che viaggiano in memoria, e realizzare quello che attualmente è definito in-memory computing.

Ma vista la crescente mole di dati a disposizione, i business analytics su cui ci siamo basati finora potrebbero non essere più sufficienti. Per ottenere delle informazioni significative e risposte efficienti sarà necessario attivare sistemi basati sull’intelligenza artificiale e sul deep learning o cognitive computing.

Questo comporta avere tecnologie di business analytics avanzate, in grado di ricavare informazioni, trend di business e modelli comportamentali che mettono veramente l’azienda nelle condizioni di fare la differenza nel proprio mercato nel breve-medio periodo: convergenza tra sistemi digitali e fisici, distribuzione di intelligenza a tutti i livelli di management, definizione di regole per trasformare dati e conoscenza in action di business, sono i principali risultati di questo vero e proprio cambio di mindset.

Dal punto di vista operativo, l’approccio di Fujitsu al tema della trasformazione digitale si declina nelle ‘connected infrastructure’, il cui compito è portare – grazie al Cloud Computing – le informazioni giuste nel posto giusto. Questo non significa solo raccogliere i dati nel miglior modo possibile, ma anche gestirli al meglio lungo tutto il loro ciclo di vita per trasformarli in informazioni realmente utili al business.

Ovviamente, più crescono i dati, più aumenta il rischio di attacchi: nessun percorso di digitalizzazione, quindi, può svilupparsi senza una chiara strategia di cybersecurity.

In questo contesto, diventa sempre più fondamentale un’infrastruttura IT abilitante, capace di essere allo stesso tempo altamente affidabile, ma anche flessibile per supportare in modo solido la crescita dei dati esponenziale, ma difficilmente prevedibile all’inizio del progetto.

Dal punto di vista delle soluzioni e tecnologie abilitanti, Fujitsu offre diverse architetture di riferimento che, partendo dalla rilevazione dei dati interni ed esterni all’azienda, consentono di migliorare le operazioni produttive, ridurne i costi e creare nuovi prodotti e modelli di business.

Soluzioni che spesso fanno leva su Windows Server 2016, che consideriamo lo strumento giusto per aiutare le aziende a raggiungere i propri obiettivi di business, con un focus su sicurezza, resilienza e prestazioni.

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